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A Lunedilibri si parlerà di traduzione poetica con Luca Lenzini, Antonio Melis e Antonio Prete

 

Nell’ambito di Lunedilibri, nel prossimo appuntamento d’autore, in programma alle ore 17,30 di lunedì 21 novembre nell’Aula Magna del Rettorato, l’Assessore alla cultura Lucia Cresti dialogherà con Luca Lenzini – scrittore e direttore della Biblioteca dell’Ateneo senese -, Antonio Melis – ordinario di Lingue e Letterature ispanoamericane all’Università di Siena - , e Antonio Prete - ordinario di Letterature comparate, scrittore e poeta - sul tema della traduzione poetica.
Un argomento di particolare interesse, affrontato in due pubblicazioni fresche di libreria: “Lezioni sulla traduzione” di Franco Fortini (edizione Quodlibet), e “All’ombra dell’altra lingua” (ed. Bollati Boringhieri) di Antonio Prete.
Come scrive Prete, <<tradurre è trasmutare una lingua in un’altra lingua. Un testo in un altro testo>> e, fin qui, tutto sembrerebbe chiaro. Invece proprio da qui muove la questione : come può una “voce” diventare un’altra “voce”? Il traduttore si trova, nei confronti dell’autore, a dover affrontare, contemporaneamente, un atto d’amore e uno di sfida. L’amore nell’avvicinare, il più possibile, la sua voce alla voce dell’altro, anche se la traduzione, comunque, non riuscirà a preservare tutte le sfumature di colui che ha scritto per primo. La sfida, allora, si innescherà, proprio, su questo terreno. Dovrà entrare nel cuore della parola altrui e portare quella parola nel vivo di un’altra lingua. Per far questo il traduttore deve conoscere in profondità l’autore e in tutti i particolari, anche i più nascosti, il testo che vuole traghettare nella terra della nuova lingua. Certo, scrive Prete <<si traduce sempre all’ombra del primo testo, si traduce sempre dopo. Eppure il compito più proprio del traduttore sta nel fare di questo dopo la culla dove il primo testo è scosso dal vento di una rinascita, dove parole antiche tornano a risuonare come nuove senza attenuare il fascino della loro lontananza>>.
Insomma un delicato lavoro a caldo, analogo, per intensità di relazione, a <<un’esperienza d’amore>>. Un’esperienza nella quale il traduttore si troverà a essere il terzo elemento, anzi il quarto: lui e la sua lingua, l’autore e il suo testo.
Un esercizio, questo, che permette di esplorare altre culture e arricchire la propria, in incontri affidati all’energia della parole e alla loro metamorfosi da una lingua nell’altra.
<<La traduzione è uno strumento prezioso – afferma ancora Antonio Prete – per attraversare quel che è diverso e interrogarlo e conoscerlo. Mette in rapporto le differenze: passaggio, dialogo, incontro>>.
Al traduttore, quindi, il ruolo, anche, di mediatore interculturale, in grado di rendere visibili i pensieri nascosti sotto le parole, ma anche, come accade nella traduzione della poesia, i ritmi, i silenzi, la musica A tutto questo, inoltre, dobbiamo aggiungere, anche, un altro elemento, in grado di modificare l’atto del tradurre: la dimensione temporale. Del resto, infine, come scrive Lenzini nella premessa alla pubblicazione che raccoglie le “Lezioni sulla traduzione” di Franco Fortini <<La traduzione è un luogo privilegiato di riflessione e insieme di sperimentazione>>. Quindi, ancora tutta in divenire.